I prematuri e il mondo visto da un’incubatrice
Ha fatto il giro del mondo la ricerca del neonatologo senese Carlo Bellieni sulle reazioni dei neonati pretermine alle stimolazioni della culla termica. La vera novità? Mettere al centro della medicina il punto di osservazione del bambino
Prendete un’incubatrice.
E fate finta di starci dentro: appena nati, prematuri, fragili. Di cosa avreste bisogno?
Cosa vi piacerebbe sentire? E cosa, invece, vi darebbe fastidio, magari al punto da compromettere i vostri sforzi per la sopravvivenza? Domande assurde, visto che in un’incubatrice nessun adulto si è mai infilato. Eppure proprio questo è il punto di partenza straordinariamente innovativo della ricerca compiuta dal neonatologo senese Carlo Bellieni, pubblicato sulla rivista The Archives of Disease in Childhood, che negli ultimi giorni è finita sotto i riflettori di centinaia di riviste ed emittenti internazionali (dalla Bbc alla Cnn passando per radio e tv francesi, tedesche, cinesi, indiane, sudamericane e persino sul Portal de Salud di Cuba). Cosa abbia colpito l’attenzione degli osservatori è presto spiegato: Bellieni e la sua équipe dell’Università di Siena in una incubatrice sono effettivamente "entrati", misurando per la prima volta – con macchinari sofisticati, resi disponibili dal dipartimento di Fisica – l’entità delle onde elettromagnetiche che vi insistono, la consistenza dei rumori provocati da ventole e sportelli, la rilevanza delle vibrazioni causate da movimenti e trasporti. E scoprendo che le variabili in questione pesano sui neonati, enormemente.
Le onde elettromagnetiche, se non controllate, possono influire sul loro battito cardiaco; i rumori, magari compiuti sbadatamente da un’infermiera o da un dottore nell’atto di aprire lo sportello della macchina, arrivano a 100 decibel,
l’equivalente – per un bambino appena nato – di un colpo di pistola; e le vibrazioni, innescate dal trasporto da un angolo all’altro della stanza dell’incubatrice, assomigliano a quelle percepite da un contadino su un trattore nell’atto di arare
un campo. Immaginarsi l’esito di tale mancanza di delicatezza su un prematuro, cui per giunta manca la possibilità di esprimere il proprio fastidio o malessere a parole: «Si tratta di episodi potenzialmente devastanti – spiega Bellieni – sia per la salute fisica sia per la psiche di questi bambini. Nessuno, tuttavia, sembra farci caso, come se i neonati non avessero ancora la dignità di persone ed occorressero dei requisiti minimi per esserlo». Il team coordinato da Bellieni ha invece agito nella direzione opposta: partendo dal punto di vista dei neonati, e sottolineando quali piccole precauzioni basterebbero ad aumentarne il benessere. «È chiaro che il rumore della ventola dell’incubatrice non può essere eliminato. Quello che tuttavia si può fare – continua Bellieni – è ridurre l’impatto di quel rumore fastidioso con dei pannelli insonorizzanti all’interno della macchina. Lo stesso si dica per i campi magnetici: basterebbe
studiare un diverso posizionamento dei motori rispetto alla posizione del piccolo paziente, oppure preservare quest’ultimo attraverso delle protezioni interne».
Il metodo "dalla parte del bambino", alla base della scoperta, non è d’altronde nuovo al percorso scientifico del
neonatologo senese, noto per i suoi studi sul dolore e il benessere del feto prima ancora della nascita: «È proprio questa
impostazione, questo prendere atto della centralità del bambino come quella di ogni altro paziente, che ci ha permesso in passato di identificare le possibili fonti di piacere e di dolore per un feto durante la gravidanza». È il caso della
musica, per esempio: gli studi condotti dall’équipe di Bellieni hanno dimostrato come, facendo sentire una canzone a
un feto di 30 settimane attraverso il pancione della mamma, il piccolo reagisca strizzando gli occhi e muovendo
le manine, mentre al contrario a un rumore violento reagisca con una convulsione, uno spavento: «Siamo fermamente convinti che sia questa la nuova frontiera della neonatologia – sottolinea Bellieni –: non le polemiche sterili, come quelle recentemente superate in Italia, circa le settimane necessarie a considerare un neonato "vitale", ma tutti gli accorgimenti possibili che noi medici, e i genitori, possano assumere per garantire le condizioni di quella vitalità». E qualcosa, in questa direzione, sembra muoversi se proprio oggi al Lingotto di Torino il XIV Congresso nazionale della Società italiana di neonatologia si apre all’insegna delle cure personalizzate personalizzate per i bambini nelle terapie intensive neonatali.
di Viviana Daloiso





