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Questo blog riporta notizie e giudizi scientifici cui accedere cliccando sulle parole sottolineate, per capire meglio ricerca, medicina e bioetica. Potete ricevere gli aggiornamenti del blog: scrivere all'indirizzo bellieni@iol.it
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sabato, 07 marzo 2009
Gambling is 'bigger threat than doping'

 

One third of children admit to carrying a gun or knife 

Seventeen per cent of 11- to 16-year-olds reported carrying a penknife and 15 per cent said they had carried a ball-bearing gun in the past year. One in 20 boasted of having carried a flick knife.

 

 

postato da: carlobellieni alle ore 16:21 | Link | commenti
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mercoledì, 18 febbraio 2009

Le notizie di Rainews24 su internetGran Bretagna, donna avrà un figlio grazie al seme del marito morto

In realtà se non c'è la precisa volontà di donare un organo o un tessuto (e il seme rientra in questo secondo caso, come il sangue), non dovrebbe essere possibile prelevarlo. Questo ricorda il caso della madre del soldato morto in guerra che tre anni fa fece prelevare il seme dal cadavere e trovò una fanciulla che ne venisse fecondata.

postato da: carlobellieni alle ore 08:11 | Link | commenti
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giovedì, 05 febbraio 2009

Report summary and The Children's Society's response

Most of the obstacles children face today are linked to the belief among adults that the prime duty of the individual is to make the most of their own life, rather than contribute to the good of others. The inquiry report, A Good Childhood, says excessive individualism is causing a range of problems for children including: high family break-up, teenage unkindness, commercial pressures towards premature sexualisation, unprincipled advertising, too much competition in education and acceptance of income inequality.

The report says that although freedom and self-determination bring many blessings, the balance has tilted too far towards individualism in Britain.

postato da: carlobellieni alle ore 12:12 | Link | commenti
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sabato, 31 gennaio 2009
postato da: carlobellieni alle ore 09:32 | Link | commenti
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mercoledì, 14 gennaio 2009
postato da: carlobellieni alle ore 16:54 | Link | commenti
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mercoledì, 14 gennaio 2009
postato da: carlobellieni alle ore 16:50 | Link | commenti
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mercoledì, 14 gennaio 2009
postato da: carlobellieni alle ore 11:10 | Link | commenti
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mercoledì, 14 gennaio 2009

 logoFetal testosterone and autistic traits

I ricercatori trovano un legame tra segni di autismo in bimbi di 6-10 anni e alto testosterone materno. Ci inquietano due cose:

Si pensa subito alla diagnosi prenatale e alla conseguente eliminazione del nacituro, invece di pensare in primis che questo può aprire a strade terapeutiche prenatali (abassare il testosterone materno)

Si fa il distinguo tra questa malattia che è socialmente accettabile  in alcuni casi (e quindi l'aborto crea problemi) e la S. Down per la quale invece l'aborto è routine-obbligo (NB: in realtà un bambino Down è meglio gestibile di un bambino autistico, dunque sarebbe meglio non farsi prendere dai pregiudizi).

Insomma: una volta si diceva di "non buttare via il bambino assieme all'acqua sporca". Oggi si fa proprio questo: si butta via il bambino (migliaia) pur di far sparire l'acqua sporca delle nostre paure.

 

postato da: carlobellieni alle ore 08:25 | Link | commenti
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martedì, 13 gennaio 2009
postato da: carlobellieni alle ore 21:18 | Link | commenti
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giovedì, 27 novembre 2008

Diagnosi preimpianto: rischi in evidenza

La diagnosi preimpianto è stata per anni in buona parte usata per selezionare gli embrioni con buone possibilità di sopravvivere in donne di età avanzata o con aborti spontanei ripetuti la cui causa verosimile è un numero “erroneo” di cromosomi nell’embrione. Si è pensato che se “eliminiamo” gli embrioni col numero errato di cromosomi, e impiantiamo solo quelli “buoni” (cosidetti euploidi) la gravidanza ha migliori chance di buon esito. Due studi indipendenti che esaminano tutta la letteratura scientifica disponibile a riguardo smentiscono questo. Sono pubblicati sull’ultimo numero di “Human Reproduction” (dicembre 2008) e mostrano che vuoi per le difficoltà tecniche, vuoi per le diagnosi imprecise (magari perché nell’embrione non tutte le cellule hanno lo stesso corredo di cromosomi o per la fallibilità del metodo stesso),  vuoi per altri motivi, “non c’è un effetto favorevole in termini di maggior numero di gravidanze andate a buon fine”. In un periodo in cui si cerca di spingere per permettere anche in Italia la diagnosi preimpianto, questi studi sono un buon aiuto alla riflessione.

Così come è utile domandarsi se è proprio senza rischi questo mettere le mani su quella piccola persona umana che viene detta “embrione”, che per sua natura non dovrebbe entrare in contatto con luce, plastiche, sostanze di laboratorio. Se è senza rischi togliergli una o due cellule quando l’intero organismo è composto solo da otto di esse, per analizzarle e scartare l’embrione se non ci risulta adatto.  E’ una domanda interessante perché l’introduzione della diagnosi preimpianto, oltre al suddetto scopo di screening in genitori sani, è anche richiesta per eliminare gli embrioni malati in famiglie che si sa avere una predisposizione a malattie genetiche. Già nel 2003 la rivista Nature parlava dei rischi per l’espressione dei geni dell’imprinting, in relazione al contatto dell’embrione a diversi mezzi di coltura, e proprio su questo fatto vale la pena riflettere. Infatti è nata una nuova branca della biologia, l’epigenetica, che studia l’effetto dell’ambiente sull’espressione del DNA. E si è visto che ambienti diversi, con sostanze diverse, riescono a far esprimere oppure a far tacere certi geni; e che l’ambiente di una coltura artificiale (una “provetta”) sia ben differente da quello della tuba uterina dove avviene la fecondazione è evidente. Studi hanno mostrato che anche la sola presenza di luce può interferire con lo sviluppo dell’embrione. Ovviamente la sottrazione di una cellula altera l’ambiente delle altre restate a formare l’embrione e Sebastian Mastenbroek, autore di uno studio nel 2007, spiegava sull’Independent che “è possibile che la biopsia diminuisca le possibilità di impianto”.

Ma c’è di più: lo screening  preimpianto - che viene proposto per eliminare gli embrioni non euploidi - è dovuto in buona parte al fatto che le coppie aspettano l’età avanzata per fare figli ed è proprio con l’avanzare degli anni che i rischi di aneuploidia (e di insucesso procreativo conseguente) aumentano. Allora il problema di cui non si vuol parlare è questo rimandare la maternità senza soppesarne le conseguenze, come se ci fosse una sorta di autocensura a pensare che l’orologio biologico comunque va avanti, pensando che “poi la medicina provvederà”. Oltretutto un recente studio riporta che solo il 53% delle donne sa che con l’età diminuiscono le possibilità di concepire anche con l’uso di fecondazione in vitro (è il 25% a 30 anni, ma cala al 10% a 40 anni e oltre).

Sembra che le donne in occidente passino buona parte della vita a far di tutto per non aver figli e passino l’altra metà disperandosi perché i figli non arrivano più. Si tratta allora di imporre un’inversione di tendenza: riprendere a fare figli ad un’età consona, cioè prima dei 30 anni; per questo serve una campagna culturale e socioeconomica importante. E riprendere possesso dei propri ritmi e del proprio ambiente, cosa che renderebbe inutili tante preoccupazioni e dunque certi screening. Una recente ricerca ha mostrato che affidarsi a tecniche basate sulla conoscenza dei ritmi naturali dell’ovulazione dà una maggior chance di gravidanza rispetto alla fecondazione in vitro, proprio perché la popolazione ha perso la conoscenza dei tempi fecondi e segue ritmi e stili di vita sregolati e pericolosi: entra in contatto con sostanze tossiche e pericolose per la riproduzione (v. Bellieni CV  “Una gravidanza ecologica” (SEF editore) ). Vale dunque la pena di rivalutare la genitorialità, della quale spesso ci ricordiamo solo quando abbiamo passato l’età giusta, e ricostruire una vita con ritmi a misura di figlio (già concepito o futuro). Spesso le scorciatoie o le corse ai ripari si intraprendono perché non si è stati previdenti e, come abbiamo visto, possono non essere più efficaci. Pensarci è un compito dei singoli, ma provvedere a questo è un obbligo della società e dello Stato.

postato da: carlobellieni alle ore 12:24 | Link | commenti (1)
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